lunedì, Febbraio 26, 2024

Eroina di Stato: come i servizi segreti stroncarono i movimenti giovanili

di Gabriele Albertini

Verso la fine degli anni sessanta i principali paesi industrializzati vengono colpiti da quella che sin da subito viene individuata come una vera e propria catastrofe: il traffico massivo di eroina tra i giovani, e nell’occhio del ciclone si trova proprio l’Italia.

L’eroina venne sintetizzata per la prima volta nel 1874 dal medico e chimico inglese C. R. Wright. Lo scopo della sua ricerca era di creare delle molecole che fossero in grado di attenuare, fino al completo debellamento, i principali sintomi delle malattie respiratorie come la tubercolosi. I ricercatori notarono come l’assunzione di eroina comportasse un defaticamento respiratorio, quindi un progressivo stato di rilassamento e alleviamento del dolore. L’eroina cominciò ad essere venduta nelle farmacie come palliativo per diverse patologie, non più solamente per quelle pneumologiche. Tuttavia, solo tempo dopo ci si rese conto che gli effetti sedativi dell’apparato respiratorio corrispondevano ai sintomi, e quindi anche alle principali cause, di overdose.

Negli anni ’70 il consumo dell’eroina cresce a ritmo esponenziale in tutti i paesi d’Europa. Questa dipendenza spesso fatale attecchisce principalmente tra i giovani, i giovani della sinistra. Questo periodo storico è segnato dalle contestazioni giovanili partite nel 1968 con il maggio francese, dalle rivolte operaie e dai cosiddetti movimenti ‘extraparlamentari’ come le Brigate Rosse. Otterrà il nome di decennio delle sperimentazioni: politiche, sociali e non solo; questi anni si contraddistinguono per la sperimentazione di ogni tipo di droga. L’eroina, però, è la regina delle piazze. Improvvisamente marijuana, anfetamine, morfina diventano introvabili e quindi tutte le strade portano alla ‘droga-killer’, con una media italiana di 1000 morti all’anno nei primi anni ’70. Già allora, questo concatenarsi di eventi non sembrò per nulla casuale. I primi movimenti giovanili denunciavano come l’eroina fosse monopolio dei fascisti per stroncare la sempre più potente sinistra, rappresentata dal PCI e dai sindacati confederati. 

Come si arrivò a pensare ciò?

Come già detto va sottolineato, per dirlo con un eufemismo, il vivacissimo fermento politico di quel tempo. A posteriori molti non esiteranno a descrivere il mondo, ma soprattutto l’Italia, come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere in qualsiasi momento. Già dal 1968 si parla di agenti segreti della CIA infiltrati nei movimenti studenteschi col solo compito di diffondere allucinogeni e droghe psicotrope affinché i giovani sviluppassero disagi psichici e rinunciassero  all’impegno politico. In America i servizi segreti otterranno risultati degni di nota come la progressiva dissoluzione delle Pantere Nere, un movimento di contestazione politica contro la segregazione razziale e il razzismo imperante nei corpi istituzionali come le forze dell’ordine.

In Italia, l’operazione parte da Roma la sera del 20 Marzo 1970: il comandante dei carabinieri Giancarlo Servolini coordina una retata presso il Barcone sul Tevere, dove si stava tenendo una festa di ragazzi ventenni. Più di 100 carabinieri mobilitati per poi trovare solo qualche mozzicone di canna, ma l’accusa del comandante Servolini è perentoria: “sulla barca si stavano drogando tutti”. Agli intellettuali sembra subito un blitz  troppo organizzato per essere scaturito dalle lamentele di qualche mamma preoccupata perché il figlio tardava a rientrare. Si incomincia a parlare di strategia del terrore, della volontà di creare un capro espiatorio per le tensioni sociali, un nemico. Per i successivi 6 mesi inizia un vero e proprio accanimento mediatico da parte dei giornali borghesi, tanto che si parlerà di effetto barcone’. Un palese sovradimensionamento del caso per creare allarmismo. Vengono immediatamente additati i capelloni della sinistra (che in seguito diverranno ‘capelloni tossiconi’) come principali soggetti a rischio di tossicodipendenza. Sono descritti come dei chiacchieroni di politica utopica che, malcontenti della propria incapacità di realizzare ideali irrealizzabili, cercano scenari alternativi e paradisi artificiali nella dipendenza da sostanze psicotrope. La polizia comincia così una crociata contro i ‘capelloni’, con il pieno appoggio della borghesia che teme per i propri figli. Insomma, il mito del drogato come bestia nera nasce proprio qui, in questi anni.

Pochi mesi dopo, la notte tra il 7 e l’8 ottobre del 1970, il principe Junio Valerio Borghese (tesserato al MSI) tenta un colpo di stato con l’appoggio del SID (Servizio Informazione Difesa). In un’intervista Borghese rilascerà: “l’Italia è un popolo ridotto a capelloni drogati di stupefacenti e comunismo”. Per il popolo italiano è una brusca doccia fredda. Il golpe fallisce, ma per molti, soprattutto per i ragazzi, è la conferma di come gli apparati istituzionali (alcuni addirittura collusi con Borghese) siano ancora intrisi di un retaggio fascista. La sinistra extraparlamentare esordisce con le prime rappresaglie, i movimenti studenteschi continuano a manifestare, il PCI è in costante crescita: si incomincia a parlare di compromesso storico, la rivoluzionaria scelta di formare un esecutivo con dei ministri comunisti. Una scelta forse fin troppo rivoluzionaria per un paese alleato degli Stati Uniti, e con una posizione strategica come l’Italia. 

È da questo punto che l’eroina si diffonderà come un virus. 

È il periodo della guerra delle ideologie, il capitalismo contro il comunismo, gli Stati Uniti contro l’Impero del male. Questa guerra in Italia viene guidata dall’Agent Press, un’organizzazione segreta attiva dal ’62 al ’74 con sede a Lisbona. l’Agent Press era un centro di coordinamento internazionale dei servizi segreti dei paesi occidentali che sostanzialmente agiva in delle situazioni critiche, evitando che i servizi segreti nazionali si sporcassero le mani, per non creare ulteriori disordini interni. Reclutavano militari anticomunisti esperti in guerra, istruendoli  a infiltrarsi in gruppi di militanti di estrema sinistra  per distruggerli dall’interno grazie ad un piccolo aiuto: lo spaccio di eroina. 

Nel novembre del 1971 l’agente francese Roger de Louette viene fermato presso il porto del New Jersey per aver introdotto in territorio americano 44kg di eroina, dal valore di 10 miliardi di dollari. L’unica frase in sua difesa è: “Ho agito per i servizi segreti francesi”.    Già al tempo venne quindi ipotizzata l’ingerenza dei servizi segreti occidentali nello spaccio di eroina che invase l’Europa negli anni ’70 e ’80. Ipotesi che prenderà forma negli anni successivi, assumendo il nome di operazione ‘Blue Moon’.

Tra il 1969 e il 1974 il Partito Comunista Italiano guadagna il 5% arrivando al 33,4%, mentre il partito maggiore, la Democrazia Cristiana, perde consensi scendendo al 35,3%. Il PCI è il partito comunista più forte d’Europa e si sta avvicinando a lunghi passi alle porte del governo. La politica interna italiana diventa un caso internazionale: non ci si può permettere in nessun modo il rischio che l’Italia passi dal blocco occidentale a quello comunista. 

È in questo clima politico che nel ’72 viene teorizzata l’operazione Blue Moon, in Francia, presso i monti Vosgi, dove si tenevano dei campi di addestramento per le giovani reclute dei servizi segreti. Roberto Cavallaro (ex collaboratore del SID, nel ’72 aveva 22 anni) racconta di come in questi campi di addestramento l’argomento principale delle discussioni fossero le opposizioni, ovvero i partiti di sinistra. Il problema stava nel fatto che nei paesi occidentali le opposizioni andavano combattute legalmente, per via della democrazia. Problema che non si verificava all’interno dei paesi del blocco orientale come Unione Sovietica e Repubblica Popolare Cinese, dove le opposizioni venivano semplicemente fatte sparire nei gulag o ‘corrette’ presso campi di rieducazione ideologica. Nei paesi della NATO bisognava quindi adottare una strategia diversa: l’introduzione regolata, non dalla legge ma dai servizi di intelligence, di massicci flussi di eroina per diminuire la resistenza psicologica contro il governo, e mantenere lo status quo. Cavallaro in un’intervista afferma: “Bisogna comunque ricordarsi che al tempo, per i servizi segreti, lo scopo ultimo era comunque quello di distruggere il nemico”. L’operazione Blue Moon è iniziata. 

Un episodio simile avviene a Chicago per la Convention Hippie del ’69: manifestazione che finisce in guerriglia, dove si scopre che il 18% dei manifestanti erano degli infiltrati della CIA che avevano il compito di distribuire dosi di LSD per indebolire il movimento e poi attaccarlo. 

Gli anni ’70 sono sicuramente il momento più propizio per trasformare la droga da mezzo di sperimentazione e stimolo creativo a sedativo ideologico. Fare uso di droghe in questo periodo è simbolo della crisi generazionale in atto: La volontà di segnare un netto punto di cesura con tutto quello che c’era stato in precedenza e affermare nuove ideologie e stili di vita. Questa ribellione già iniziata negli anni ’50 con la Beat Generation che, ispirata da scrittori come Kerouac e Ginsberg, rifiuta uno stile di vita impostato alla stregua del capitalismo per preferirne uno più a contatto con sé stessi e la natura. La siringa diventa un accessorio simbolo di ricerca estetica e coraggio di esplorare dimensioni alternative. Blue Moon era quindi un progetto disegnato su misura per i giovani, condotto da agenti dai mille volti. 

Ad incarnare l’operazione in Italia è l’agente Ronald Stark, con 20 diverse identità riconosciute e un passato nei movimenti di contestazione americani. Stark avvicina contemporaneamente gruppi della sinistra extraparlamentare e gruppi anarchici per proporsi come loro fornitore di LSD. In seguito si farà arrestare di proposito riuscendo a farsi mettere nella stessa cella di Renato Curcio e Alberto Franceschini, esponenti di spicco delle Brigate Rosse. Quello che si dissero rimane ignoto. 

Ma perché la sua figura è così importante?

Contemporaneamente al suo arrivo in Italia succedono dei fatti strani: nel ’72 la legge Valsecchi mette fuori commercio e rende illegali tutti i tipi di anfetamine. Nello stesso anno si registra un picco di arresti per spaccio di droghe leggere come marijuana e hashish. Sul Corriere della Sera campeggia un articolo con il titolo: “La droga-trabocchetto per i turisti a Roma” che riporta come l’ambasciata americana abbia avvertito i cittadini americani di soggiorno a Roma di non comprare pasticche nelle piazze centrali della capitale perché si tratterebbe di droghe distribuite da spie delle forze dell’ordine. Nel ’74 si passa all’offensiva vera e propria: la morfina sparisce magicamente dalle piazze e a sostituirla arriva l’eroina. I tossicodipendenti non hanno altra scelta che bucarsi. L’identikit degli spacciatori è scontato: si tratta di ragazzi molto giovani ormai dipendenti dall’eroina, che per potersela permettere cominciano a spacciarla. Non era chiaro da dove arrivasse perché al tempo la criminalità organizzata non giocava ancora un ruolo fondamentale nel commercio delle droghe. 

In quella che sembra una battaglia senza nemico, Marcello Baraghini, editore fondatore di “Stampa Alternativa”, organizza un finto servizio di moda con la prima modella afroamericana della storia, Luna Donyale (anche lei nel ’79 si spegnerà per overdose in una clinica di Roma), facendola posare davanti i principali punti di spaccio per poter identificare gli spacciatori. Dopo poco viene avvicinato dal loro portavoce che gli intima di non immischiarsi dato che i loro ordini provengono da molto in alto, il che fa subito pensare ai Servizi.

Luna Doyale negli anni settanta

Durante tutto il 1975 avviene un solo sequestro di un carico di eroina da parte del carabiniere Ennio di Francesco, le sue indagini vengono subito fermate e lui viene trasferito. In un’intervista del 2013 rilasciata a Rai Storia racconta di come il suo allontanamento fu del tutto ingiustificato data la sua carriera degna di lodi. 

Dal ’75 all’80 le morti per overdose salgono vertiginosamente (nel 1980 si arriva a 300.000 consumatori), ogni famiglia romana ha almeno un familiare o un amico coinvolto nella spirale senza fine dell’eroina. 

Come reagisce la politica?

Nel caos più totale la politica rimane immobile. Non viene fatto nessun tipo di campagna di prevenzione, anzi, la campagna del terrore scaturita dall’effetto barcone aveva indotto i giovani a considerare la marijuana come il vero problema. Inoltre le morti non sono più solo da overdose, sale anche il tasso dei suicidi per depressione sociale, astinenza e incapacità di disintossicarsi. Il sistema sanitario non offre nessun tipo di aiuto. I giovani militanti della sinistra vengono decimati lentamente; il PCI non vuole affrontare l’argomento e si appiattisce alla mera disinformazione della destra, i giornali continuano a creare confusione e panico. Secondo il 50% della popolazione gli eroinomani sono omosessuali reietti che si bucano in cerca di una via di fuga dalla loro triste realtà, il 34% dei giovani dai 16 ai 20 anni ritiene che la marijuana sia la droga più pericolosa in assoluto mentre ignorano i disagi dell’eroina. 

La siringa diventa l’innominabile incubo della sinistra. I movimenti di sinistra più estremi come i marxisti-leninisti ritengono che l’eroina sia un’altra arma del Capitale per distogliere i giovani dalla riflessione politica. I movimenti autonomi reagiscono con la violenza cercando di piazza in piazza spacciatori e consumatori per pestarli a sangue con lo scopo di costringerli a disintossicarsi. 

L’eroina continuerà a mietere vittime per buona parte dei due decenni successivi. È quindi lecito pensare che tutte quelle morti siano state causate da una guerra ideologica? Siamo obbligati a dare una risposta parziale, ma sì, è lecito. Per molti fu una battaglia non giustificata, per altri non c’era altra scelta di fronte la minaccia del comunismo. Ciò che è certo è che morirono molti giovani innocenti, e quando muoiono degli innocenti vuol dire che non è una guerra combattuta ad armi pari.

 

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