mercoledì, Giugno 19, 2024

Attraverso lo specchio: l’universo di QAnon da post-verità a post-realtà

di Matteo Iapadre

Teoria del complotto, setta, religione. Queste sono solo alcune delle etichette usate per cercare di inquadrare la galassia QAnon, che dalle sue origini su 4chan nel lontano 2017 è arrivata a coinvolgere centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, spargendo i suoi simboli (primo su tutti, la “Q”) ovunque, da improbabili gadget per bambini fino alle bandiere sventolate durante l’assalto al Congresso statunitense del 6 Gennaio scorso.

I suoi seguaci sono fermamente convinti che una Cabal satanica retta da un’élite di pedofili controlli da migliaia di anni i destini del mondo, e che Donald Trump, come JFK prima di lui, stia tentando di combatterla. L’establishment democratico, insieme, ovviamente, a Bill Gates e alla famiglia Rothschild sarebbero parte di questa setta del male, e chi ha fede in Q (l’anonimo oracolo che occasionalmente dispensa “drops” o “breadcrumbs”, il nucleo dogmatico di QAnon), resta convinto che in un modo o nell’altro Trump prevarrà nella sua battaglia contro la Cabal.  La sua vittoria, a cui ci si riferisce come “The Storm”, la Tempesta, o “Il Grande Risveglio”, dovrebbe culminare in una serie di processi pubblici nel campo di prigionia di Guantanamo. Come in un moderno giudizio universale, qui gli orrendi crimini commessi da Clinton, Obama, Nancy Pelosi e una lunghissima quanto liquida serie di altri “nemici” verranno finalmente svelati, in quella che viene definita come “la più grande diffusione pubblica di materiale classificato nella storia”.

Questo è solo il nocciolo di una tela enorme: da Atlantide sino a tecnologie aliene, passando per esperimenti su umani durante la Guerra Fredda e segreti vaticani, l’universo di Q propone una sua lettura per ogni periodo storico e fatto di cronaca.

Ora, non c’è bisogno di spendere troppo tempo a sottolineare come nulla di tutto ciò sia vero o anche solo plausibile, non è del resto quello il punto. Ben più interessante è cercare di capire che cosa sia QAnon, cosa lo abbia permesso e quale sia il suo futuro.

Partiamo dalla prima domanda: “teoria del complotto” è probabilmente la prima cosa che viene in mente, e forse non a torto. Ma equiparare il Q alle teorie sull’11 Settembre o alle fantasie sull’allunaggio sarebbe riduttivo: QAnon è molto più che un’interpretazione posticcia di un fatto storico, QAnon è un sistema. E questo sistema ha in sé i meccanismi necessari a espandersi autonomamente, a creare nuova “conoscenza” che ne arricchisca gli orizzonti, fino a costruire una realtà parallela completamente immune allo scrutinio degli “esterni”: QAnon è, fondamentalmente, un modello alternativo della realtà.

Come funziona, però, questo modello? Innanzitutto, come abbiamo detto, una delle sue più grandi forze è la capacità di espandersi: Q non solo dispensa messaggi e indizi, ma delinea i tratti di un metodo di costruzione della conoscenza, di una gnoseologia, i cui due principali pilastri sono le massime “do your own research” e “disinformation is necessary”.

Ogni conoscenza è ritenuta valida purché non provenga da CNN, dal Times, o dagli altri “mainstream media” (con l’eccezione, per alcuni, di Fox News). Questo produce innanzitutto un sistematico impegno a trovare una lettura alternativa per ogni fatto di cronaca, e in secondo luogo legittima potenzialmente ogni fantasia di cui i media neanche parlano, da razze aliene superintelligenti a programmi di clonazione umana. E più ci si allontana dalla realtà comune, più si è sulla giusta strada, più si è coraggiosi pionieri della verità.

Se con “do your own research” si isola il mondo di Q da quello esterno, eliminando la possibilità di verificare esternamente la veridicità dei “drop”, il secondo pilastro della gnoseologia QAnon elimina persino il requisito di coerenza interna: “La disinformazione è necessaria”, mantra ripetuto molte volte da Q stesso nei suoi messaggi, indicherebbe come per confondere la Cabal, Q sparga volontariamente informazioni false. In questo modo (come successe del resto persino agli albori del Sistema, quando l’anonimo oracolo previde l’imminente arresto di Hillary Clinton), una (rara) previsione avverata è prova inconfutabile della Verità del sistema, mentre una sbagliata, semplicemente, è parte del “Piano”.

Insieme, questi due elementi spiegano come QAnon abbia potuto offrire una sua lettura di quasi ogni aspetto della realtà: la “autonomia nella ricerca” permette a chiunque di dire la sua, aggiungendo elementi completamente nuovi alla parola rivelata di Q, mentre il “principio di disinformazione” elimina la necessità di coerenza interna. Se tutto quello che i media tradizionali dicono è falso, tutto quello che non dicono è, potenzialmente, verità.

Su chi stia dietro Q le teorie sono molte, ma come ormai dovrebbe essere chiaro egli stesso è solo un pezzo di un puzzle molto più grande: QAnon è un fenomeno in continua espansione, con le sue radici nella post-verità e nella crisi del significato che definisce il nostro secolo.

La trita e ritrita “post-verità”, l’escamotage per cui Trump, tra gli altri, ha ovviato il problema della critica etichettando qualunque cosa lo metta in una posizione difficile come “fake news” è qualcosa a cui ormai abbiamo fatto tutti l’abitudine. QAnon tuttavia va oltre la semplice post-verità: col tempo, nella retorica Trumpiana, si è passati da parlare di specifiche “fake news” a “fake news media”. Un cambiamento apparentemente sottile, ma che fa tutta la differenza: passando dal negare un’informazione allo screditare la fonte stessa dell’informazione si ha aperto la porta a quella gnoseologia parallela che è la caratteristica più pericolosa dell’intero sistema: da post-verità a post-realtà.

L’altro elemento, quello del significato, non si può spiegare solamente con la classica narrativa di “crisi dell’uomo bianco” senza direzione in un mondo post-Guerra Fredda. QAnon, del resto, ha un seguito molto più variegato in termini di genere ed etnia rispetto alla classica cospirazione dell’ultradestra. Chi crede in Q non si oppone solo al declino della civiltà occidentale o a un’imminente “sostituzione etnica”. Prima di tutto si sta ribellando a un mondo banale, prevedibile, in cui la narrazione obiettiva di un fenomeno è spesso la meno interessante. QAnon è una rivolta, un tentativo di rivoluzione interpretativa contro i ritmi burocratici e irregimentati della politica americana, un reclamare a gran voce il bisogno umano di mistero, il bisogno di magia.

Lo si vede ovunque, dai tweet dei supporter alle (poche) interviste: i seguaci di Q sono infervorati, estatici davanti a un mondo che apre le sue porte a un’infinità di nuovi arcani che il buonsenso escluderebbe a prescindere. L’universo di Q pullula di significato, ne è pieno in ogni suo angolo: un’occhiata di Hillary Clinton diventa prova della sua natura demoniaca, un volo verso Guantanamo è trasferimento di prigionieri politici, e uno stuolo di seguaci analizza quasi ogni singolo tweet del Presidente, trovando messaggi celati nell’orario di pubblicazione o nell’ordine delle parole. I fedeli non somigliano affatto allo stereotipo del conservatore americano, amareggiato e collerico per il declino dei valori tradizionali: chi segue Q, chi vive nella realtà da esso prodotta, è speranzoso ed eccitato per il futuro. A chi dubita si ripete un altro mantra del Sistema: “trust the plan”; mentre ogni volta che un grande evento politico (reale o “previsto” da Q) è alle porte su twitter si moltiplicano i tweet dove, in fervida attesa, i seguaci augurano gli uni agli altri di “godersi lo spettacolo”. Questa attitudine ottimista, carica di certezza quasi religiosa è esemplificata dal motto “Where We Go One We Go All” (WWG1WGA). Q ha creato un’identità, una bandiera sotto la quale schierarsi insieme. Il meccanismo perverso della post-realtà ha sostituito alle differenze economiche, razziali e sociali un unico fattore discriminante: dentro o fuori, con noi o contro di noi.

QAnon è dunque un sistema immenso, immune al giudizio esterno ed interno, in continua espansione. Un mondo che per le sue stesse caratteristiche non dipende né da Trump né da Q stesso per sopravvivere: chi entra, chi lascia la vecchia realtà per una nuova, non ne uscirà certo perchè Q ha smesso di comunicare, o perchè Trump non è più presidente; e anzi la scomparsa dalle scene di uno dei due non farebbe che creare un martire, infuocando ancora di più gli spiriti dei seguaci.

“Follow the white rabbit” è una frase che si usa spesso nei forum dedicati a QAnon, un riferimento all’opera di Lewis Carrol che indica come seguendo Q, o gli “indizi” che lascia nei suoi drop, si arrivi a scoprire un mondo di trame, complotti e macchinazioni sotterranee: la tana del Bianconiglio. Questa descrizione, tuttavia, è inesatta: il mondo di Q non convive col nostro, rimanendo sotto la superficie pur seguendo le stesse regole. QAnon sostituisce la realtà, ed è incompatibile con essa. I suoi segreti, le sue verità, sono accessibili pienamente solo abbandonando il buonsenso e le sue regole, spingendosi fuori dal sensato, lontano dalla ragione: in un mondo attraverso lo specchio.

 

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